1. AURELIO MARIANI ( 1863 - 1939 )
Davanti alle sue opere le ginocchia si piegano” con questa frase del cardinale Basilio Pompili che, venticinque anni fa, in occasione del Giubileo del 2000, diede il titolo a una mostra speciale. Nelle sale del Palazzo Comunale di Velletri si celebravano le opere di Aurelio Mariani. Era la prima mostra in assoluto a lui dedicata. Strano destino per un artista: in vita, forse per la troppa mole di lavoro, o forse per quella modestia che spesso accompagna i grandi, Mariani non ne aveva mai organizzata una. Portare i suoi quadri in una sala non era impresa facile: gran parte della sua produzione è ancora lì dove è nata, sugli altari delle chiese di Velletri, d'Italia e persino all'estero, offerta alla venerazione dei fedeli. Così, per raccontarlo, si decise di aprire le porte del suo vecchio studio, arrampicato sui tetti del Corso di Velletri. Lì, la signora Lea Petrilli, vedova del nipote Giulio, custodiva i disegni preparatori, in gran parte inediti. Fogli di carta che raccontano l'anima di un uomo e un pezzo importante della devozione mariana di questa terra. Mariani era nato a Velletri nel 1863. Aveva studiato all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove aveva affinato un senso quasi innaturale per la composizione e per il colore. Fin da ragazzo si era fatto notare in quel difficile ambiente romano di fine Ottocento. Sapeva fare tutto: paesaggi, ritratti, miniature e, naturalmente, l'arte sacra. Passava dall'olio alla tempera, dal pastello all'affresco, fino all'uso dei succhi d'erba per arazzi e stendardi. Ma non era un uomo chiuso nella sua torre d'avorio. Nella Velletri di fine secolo Mariani c'era: faceva parte del Terzo Ordine francescano, era cavaliere di San Gregorio Magno, consigliere comunale e animatore della Scuola Serale "Juana Romani". A ottantasei anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel 1939, la sua eredità si condensa in alcune opere fondamentali. La prima è il grande stendardo processionale dell'Arciconfraternita di Maria Santissima del Gonfalone, commissionatogli dal Comune nel 1889 e oggi custodito nella chiesa dei Santi Pietro e Bartolomeo. È un'opera dipinta su entrambi i lati con la tecnica del succo d'erba. Da una parte c'è il Battesimo di Cristo, un'immagine canonica ma ricca di dettagli realistici che sorprendono: il piede di Gesù immerso nell'acqua del Giordano, il laccio dell'abito del Battista, la folla sullo sfondo. Dall'altra parte, il capolavoro: l'apparizione della Vergine a San Bonaventura. Mariani qui gioca con l'illusione prospettica, dipinge drappi e nappe scarlatte come fosse un sipario teatrale che si apre su una scena di campagna romana del diciannovesimo secolo, con donne e confratelli dai costumi tipici dell'epoca, e sullo sfondo il profilo inconfondibile della Torre del Trivio, simbolo della città.
Poi venne il 1918, l'anno della fine della Grande Guerra. Un momento di passaggio, per il mondo e per l'artista, segnato anche dal dolore privato per la perdita del fratello Mariano al fronte. In quel clima di ritrovata speranza, il maestro dipinge l'Immacolata Concezione per la chiesa del Santissimo Salvatore. È un'opera dal sapore accademico, forse legata ai desideri della committenza che voleva dialogare con la vicina tela del Martirio di Santa Eurosia. La Vergine, con la luna sotto i piedi e il serpente calpestato, ricalca i canoni classici, anche se i bozzetti di famiglia rivelano che Mariani avrebbe preferito una composizione più dinamica e moderna. Contemporaneamente, il cardinale Diomede Falconio gli affida il restauro della cappella del Seminario Vescovile. Mariani dipinge una Sacra Famiglia con San Luigi Gonzaga, oggi conservata nel Museo Capitolare. È l'opera della piena maturità: il tratto si fa morbido, lo sguardo della Madonna si abbassa con grazia e il Bambino mostra il Sacro Cuore, un dettaglio che stava molto a cuore al pittore, che faceva parte degli Zelanti del Sacro Cuore.
Cosa ci dice, alla fine, la storia di Aurelio Mariani? Ci parla di un'Italia dove l'arte non era fatta per i salotti o per i mercanti, ma per la comunità. I suoi quadri, i suoi stendardi che ancora oggi sfilano per le strade, non sono solo oggetti da ammirare, ma pezzi di vita quotidiana, di storia cittadina e di una fede antica che continua a parlare attraverso la bellezza.
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| Aurelio Mariani ( Velletri 1863 - 1939) |

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